Le zampole
Storie di grandi animali e piccoli uomini
26 gennaio 2008 - La storia di Vodka
Questa è la storia di Vodka, un meticcio trovato per strada e portato al canile della clinica veterinaria di Grugliasco, circa un paio di mesi fa... Come tutti i cani del canile, al suo arrivo è stato sottoposto ad una serie di esami, per verificare il suo stato di salute. Proprio durante uno di questi esami, abbiamo riscontrato una forte artrite, anche se questo cagnolone, all'apparenza, poteva avere all'incirca 7 anni... A questo punto Vodka è stato ricoverato in clinica per curarlo. Inizialmente, come tutti i pazienti, è stato messo in una gabbia, ma le sue condizioni non erano delle migliori, e il ricovero si è prolungato, da pochi giorni a quasi un mese. Un mese durante il quale il piccolo Vodkino è diventato la "mascotte" della clinica. Con la sua dolcezza e la sua simpatia si è guadagnato un posto fuori dalle gabbie di degenza... aveva il suo bel materassino accanto alla nostra scrivania, e i suoi giochini personali (regali di tutti noi studenti e dottori) sparsi qua e là! Era uno spasso, ogni volta che entrava qualcuno nei ricoveri, lui era la prima tappa dove si fermavano tutti, studenti e professori, per fargli le coccole, anche perchè lui ogni volta che si apriva la porta, alzava la testa, ti guardava, iniziava a scodinzolare, e poi sollevava la zampa per farsi fare i grattini! Ormai questa era soprannominata "la mossa della zampa"!
Insomma, avrete capito che ormai Vodka era di casa lì all'università. Tutti gli volevano bene, tutti gli portavano un giochino e tutti lo coccolavano. Pensate che quando era arrivato , era tutto smagrito e denutrito e pesava intorno ai 17 kg....bè, nell'arco di un paio di settimane ha acquistato la bellezza di 5 kg!!! Tra i vizi e le coccole si era ripreso alla grande. A questo punto alcuni prof, soprattutto i responsabili dei ricoveri, hanno iniziato a farci presente che era il caso che Vodka ritornasse in canile o che fosse adottato da qualcuno, perchè non poteva più stare nei ricoveri della clinica, sia perchè un cane lasciato libero, avrebbe potuto intralciare eventuali operazioni di soccorso, sia perchè non era "decoroso e igienico" tenerlo lì.
Però era difficile trovare qualcuno che volesse un cane già grandicello e per di più con problemi di artrite, anche se lui era dolcissimo, coccolone e simpatico...e aveva quei due occhi, uno azzurro e uno marrone, che facevano una tenerezza incredibile! La nostra soluzione è stata quella di inventarci ogni settimana un nuovo esame da far fare a Vodka, in modo da tenerlo il più a lungo possibile con noi, nell'attesa di trovargli una famiglia. Così siamo riusciti a farlo stare in clinica ancora per un mese, al termine del quale abbiamo trovato la proprietaria ideale per lui: un'anziana signora, il cui cane era venuto a mancare proprio in quei giorni (motivo per il quale si trovava in clinica). Ha visto Vodka, ed è stato amore a prima vista! Così adesso Vodka ha una casa e una persona che gli vuole davvero bene...ma ha ancora molti amici che si ricordano di lui con affetto!
Vi chiederete perchè la proprietaria ideale era proprio una vecchietta...la patologia di Vodka, l'artrite, lo costringeva a camminare molto lentamente e di conseguenza non sarebbe potuto stare in una casa con bambini, che magari avrebbero voluto che lui giocasse con loro, che corresse ecc...insomma, ci sarebbe stato il rischio che lo riportassero indietro, o ancor peggio , che lo abbandonassero una seconda volta! Invece un anziano non cammina velocemente e non vuole giocare, ma vuole un compagno per il resto della sua vita, che lo capisca e lo accompagni.
Qui sotto ci sono alcune foto di Vodka, così potrete vedere anche voi questo simpatico e dolce cagnolotto. Per ingrandire le foto, cliccateci sopra.
13 gennaio 2008 - Artur e Oscar, amore oltre la morte
LONDRA
Cani
e gatti. Nemici per la pelle, si dice. Ma il luogo comune s'è sbriciolato a
Wigan, nei pressi di Manchester. Oscar, pastore del Lancashire, e Arthur,
immenso e pacioso gattone bianco, erano invece amici inseparabili. E il loro
affetto è risultato più forte della morte. Il micio è morto e il suo «gemello» è
andato a disseppellirlo, incapace di accettare il distacco. La storia è stata
pubblicata dal «Times» e commuove l'Inghilterra, attraverso i massmedia.
E i padroni dei due animali, ovviamente, sono diventati personaggi loro
malgrado, commossi per quanto è successo. Robert Bell, 73 anni, e la moglie,
Mavis, adorano gli animali. «Quei due erano inseparabili - hanno raccontato al
quotidiano inglese - stavano vicini giorno e notte. Giocavano e dormivano
insieme. Quando Oscar era ancora un cucciolo, era troppo piccolo e non riusciva
ad arrampicarsi sul divano del salotto. Chiedeva aiuto ad Arthur. E lui, si
sistemava sotto il divano per permettere all’amico di salirgli sopra, di usare
il suo corpo come fosse una scaletta. Quando il gatto è morto, Oscar ci ha
osservati con gli occhi disperati. Ci ha seguiti in giardino per vedere dove lo
seppellivamo». Appena è scesa la notte Oscar è tornato sulla tomba, ha
cominciato a scavare, e ha estratto il cadavere. «Arthur aveva il pelo
bianchissimo - ricorda Robert Bell tra le lacrime - e Oscar l’ha poi leccato
amorevolmente tutta la notte per togliergli la terra di dosso e restituirgli il
suo meraviglioso candore. Poi s’è addormentato esausto. L’abbiamo ritrovato alla
mattina accanto al cadavere del suo amico».
Ora Arthur è stato di nuovo seppellito. In una fossa più sicura e più profonda.
Ma Mr. e Mrs Bell hanno cercato di compensare la perdita adottando un nuovo
gatto, di nome Limpet. Che sta gradualmente diventando il nuovo amico del
disperato Oscar. (Da www.lazampa.it )
30 dicembre 2007 - Lezione d'amore
Come al solito gli animali si dimostrano molto più intelligenti e sensibili di noi bipedi...
15 dicembre 2007 - Storie d'amore
Rieccomi qui dopo quasi un mese di assenza dal web. Purtroppo impegni di lavoro e università mi hanno tenuta lontana dal mio "sitarello" e quindi non ho avuto modo nè tempo per aggiornarlo... ma proprio per riprendere alla grande, allego qui di seguito un paio di storie che (penso e spero) vi riscalderanno il cuore. Storie d'amore, quell'amore puro e incondizionato che solo gli animali riescono a provare... Perciò, avete tutto l'occorrente?Fazzoletti, tovaglioli, tovaglie, lenzuola....insomma, tutto quel che possa servire ad asciugare i fiumi di lacrime che vi faranno sgorgare queste bellissime storie! Pronti? Si parte!
Otto, il cane innamorato, in fuga dalla libertà ( da www.lazampa.it )
L’ultimo vero bacio non lo dimentichi. Solo che alla fine dev’essere che
l’amore è uguale, che gli uomini e gli animali magari hanno lo stesso
cuore. E che quando batte puoi rinunciare anche alla libertà, alla
ricchezza, a un padrone che ti vuole bene. Puoi rinunciare a tutto,
anche se sei un cane, come ha fatto Otto, che è un randagio che sembra
un terrier, con il suo pelo corto nero e le zampe bianche.
Ha attraversato la notte e le colline, ha lasciato il suo cortile e la
sua cuccia ed è passato sotto ai muri, e ha scavato la terra, per
tornare lì, in una prigione, dove c’era Marta, la cagnolina che gli
aveva dato l’ultimo vero bacio.
Marta sembra un pointer in miniatura. Pelo raso nero, muso appuntito, la
pancia riempita di chiazze bianche. Avrà sei o sette anni, con i randagi
non si sa bene. Lo sguardo è dolce. I cani ce l’hanno così anche quando
fanno una vita dura. E’ finita in un canile modello, a Nizza Monferrato,
provincia di Asti, il «ConFido», con lunghi corridoi e le cucce al
coperto, e un bel prato per fingere di correre, tenuti al guinzaglio. Lì
ha trovato Otto, che deve avere l’età del suo nome. Erano vicini di
cuccia. E si sono innamorati. L’ultimo vero bacio. Mangiavano assieme
nella stessa scodella, dormivano assieme, uscivano assieme, non si
lasciavano mai. Poi, la prima domenica di dicembre, sono venute alcune
brave persone per adottare un cane. Hanno scelto Otto. Sembravano i
padroni di Lilli e il vagabondo.
Ma questa è come una storia di Disney. L’hanno portato a casa loro,
sulle colline sopra Nizza: un bel posto, con il cortile, le luci accese,
la cuccia con la coperta per stare al caldo, e tanto cibo. Lo riempivano
di coccole. «Lui era docile, molto buono», hanno raccontato i padroni.
Ma dopo qualche giorno aveva cominciato a uscire da solo. L’avevano
visto vicino a un tipo con uno stazzonato abito di tela cachi, simile a
un vecchio soldato reduce da una lunga campagna e tutto preso a
guardarselo mentre quello si sbracava su qualche sgabello lì accanto,
come un piccolo e sfinito commilitone, prima di rialzare la testa e
partire per qualche corsa randagia che chissà dove lo doveva portare.
Non c’era da preoccuparsi.
Otto se ne andava per sentieri sulle colline, come raccontava qualcuno
che l’aveva visto, in altri luoghi e in altri tempi, fra vecchie
carrette fatte in casa e un camioncino Fiat avviato a scomparire nel
tramonto. Anche lui spariva per un po’ e poi tornava solo alla sera, con
l’aria un po’ triste, con il muso basso e la coda tra le gambe. Ma
nessuno ci faceva troppo caso. In fondo, è un cane.
Poi, domenica 9 dicembre, è andato via e non è più tornato. I padroni si
sono messi a cercarlo dappertutto: si erano affezionati. Niente. Lunedì
mattina, Roberta Galli ha aperto il canile. E’ andata nei corridoi, ha
salutato i suoi amici, e a un certo punto ha visto Otto. Era lì, fermo,
davanti alla cuccia di Marta. Non faceva niente. La guardava solo. La
guardava come se non avesse nient’altro da guardare. Ecco dov’era andato
nei giorni prima: a cercare la strada. E quando l’aveva trovata, aveva
scavato sotto terra per passare il muro e rientrare qui, in questa che
in fondo è la prigione dei cani.
Roberta era lì che guardava il buco fatto da Otto, il tunnel per
arrivare nel corridoio e lo guardava adesso, immobile, di fronte a
Marta. Non ha avuto il cuore di toglierlo. Lui aveva rinunciato a tutto
per lei. Li ha rimessi insieme. Chi vuole adottare uno, dovrà prendersi
anche l’altro. Solo questo alla fine non abbiamo capito. Se questa è una
storia di cani che può essere anche una storia di uomini. L’ultima volta
che l’abbiamo sentita, c’era Otto che filava via dalla sua cuccia. Ma
era quasi Natale. Può averci ingannato lo splendore di una stella
cometa.
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Kessy, la piccola Yorkye salvata da un triste destino
Questa storia invece ve la racconto io, perchè riguarda Kessy, uno yorkshire femmina di otto anni che è stata portata nella clinica universitaria giovedì mattina, e che ho visitato io. Quel che voglio raccontarvi non è il motivo della visita, ma la storia della piccola Kessy. Di lei mi ha colpito subito l'aspetto buffo e simpatico: essendo un cane cosiddetto "toy" cioè di taglia piccola, era parecchio in sovrappeso ... dava l'impressione di "un barilotto peloso con le zampe". Io e Kessy abbiamo fatto subito amicizia, le ho avvicinato delicatamente il palmo della mano al musetto, e poi ho accennato ad una carezza sulla testolina minuscola, che lei ha accettato di buon grado, facendomi anzi capire di volere altre coccole. Ho proseguito poi con la visita e poi ho restituito Kessy alla proprietaria, la signora Anna Maria, che l'ha tenuta in braccio. Al momento dell'ecografia mi sono avvicinata alla signora per prendere Kessy e portarla in ambulatorio, ma lei ha iniziato a ringhiare minacciosamente, facendomi capire che non voleva farmi avvicinare. Questo comportamento mi ha stupita, visto che pochi minuti prima io e Kessy eravamo amiche per la pelle! A quel punto è intervenuta la signora Anna Maria, che mi ha raccontato la storia della cagnolina. Kessy era stata rubatata ai suoi proprietari originari da una banda di zingari, che per un tempo non ben definito l'hanno tenuta nel loro campo. In questo periodo di tempo la piccola Kessy ha subìto un'infinità di maltrattamenti, dalle botte alla fame, fino ad arrivare ad un incidente stradale "grazie" al quale ha avuto la fortuna di incontrare il suo angelo custode, la signora Anna Maria, appunto. Kessy, durante un tentativo di fuga dai suoi aguzzini, ha attraversato la strada correndo, e non si è accorta di una macchina che stava arrivando. All'incidente aveva assistito proprio la signora Anna Maria, che ha soccorso la cagnolina. Kessy aveva il bacino e una zampina fratturata e con i suoi dolci occhi cercava disperatamente aiuto, ma non a causa dell'incidente, voleva essere salvata da quegli esseri che non definisco neanche umani, perchè non lo sono assolutamente! Uno zingaro si è avvicinato a Kessy per prenderla e portarla di nuovo al campo nomadi, così conciata...non sarebbe sopravvissuta più di un paio di giorni!La signora Anna Maria, senza alcun timore si è opposta allo zingaro che cercava in tutti i modi di strappare Kessy dalle rassicuranti braccia della sua salvatrice. Come potete immaginare, alla fine ha vinto la forza d'animo della signora Anna Maria, che si è portata via Kessy, facendola curare da un veterinario e riempiendola di amore e cibo per due anni (questo è il tempo passato da quel fatidico giorno), e, spero, per molti altri ancora. Kessy dal canto suo ripaga la sua nuova padrona...ma che dico, non padrona, ma amica, o forse mamma, con tutto l'affetto di cui è capace, ed è per questo che a chiunque le si avvicini, lei ringhia e abbaia. Protegge la signora Anna Maria, come per ripagarla dell'aiuto che lei le ha offerto quel giorno, incondizionatamente, senza pretendere nulla in cambio, proprio come fanno i nostri amici animali. Vi dirò ,dopo il racconto, non ho resistito, e ho tentato un nuovo approccio con Kessy l'ho presa in braccio, avvicinandomi di fronte a lei, non da dietro, come normalmente fanno tutti quelli che vogliono prenderla dalle braccia della signora Anna Maria. Ho fatto un tentativo, le ho fatto capire che non volevo farle nulla, tranne tante coccole e una visita, per aiutarla a guarire il suo cuoricino malato, ma capace di tanto tanto amore...e credo che lei l'abbia capito, perchè d'un tratto, con meraviglia della stessa proprietaria, mi è saltata in braccio dandomi una bella leccata sulla faccia, un bacio per lei, che dimostrava la sua fiducia nei confronti della sua nuova amica...cioè IO!!! Quella giornata mi ha davvero rallegrato la settimana, e sono contenta di essere stata la seconda persona a "salvare" Kessy, a cui mando un sacco di bacini un grande saluto.
22 novembre 2007 - Una testimonianza d'Amore
Oggi mi è arrivata questa email, che, devo ammetterlo, mi ha commossa molto. Buona lettura...e preparatevi un fazzoletto per le lacrime.
Ciao
a tutti,
Io mi chiamo OBA, sono una bellissima cagnolona di quasi due anni. Vi
scrivo perchè ho da fare alcune osservazioni su quello che è il mio
mondo ora, e raccontarvi la mia bellissima storia d'amore, cosicchè
possa io nel mio piccolo, aiutare i miei tanti amici in difficoltà.
Come vi dicevo mi chiamo Oba, e se ora vi posso raccontare la mia
dolcissima storia d'amore e di fiducia per l'essere umano, è solo perchè
la famiglia che mi ha adottato, mi ha fatto riacquistare la fiducia
persa in quella terribile notte invernale.
I miei ricordi sono ormai vaghi e il solo rivangare vecchie storie
passate, fa si che io mi distrugga nel dolore del ricordo.
Faceva freddo e pioveva ininterrottamente, fuori luci di Natale...e
esseri umani felici per l'avvento che era in procinto di arrivare.
Vagavo nella solitudine,e nella mente sempre colui che avevo amato più
della mia vita, colui che dal primo momento amai...mentre dolcemente mi
accarezzava la testa e mi riempiva di giochi...colui per cui io avrei
dato la vita....proprio lui mi tradì...eppure miei cari amici..ancora
oggi pensandoci, proprio non me ne faccio una ragione.
Probabilmente il fatto che io sia cresciuta più delle loro aspettative,
forse perchè ero difficile da gestire? NON LO So....so solo che quando
la pioggia scende dal cielo, così le lacrime scendono nel mio cuore e
nella mia memoria.
Il freddo era sceso anche nella mia anima...e niente e nessuno poteva in
alcun modo.....consolarmi il cuore.
Le macchine correvano, ed io avevo paura.....fame, sete, dolore,
sgomento...per non essere riuscita a farmi amare......
Trovai riparo sotto un albero...e cibo dalle poche persone che venivano
ad aiutarmi.
Ma tra tutti....mi innammorai perdutamente di lui.....Giancarlo. Il mio
Padroncino.
Solo lui ebbe il coraggio di accarezzarmi e coccolarmi, nonostante io
fossi tutta bagnata e mal messa.
Mi asciugò....mi diede da mangiare...e da bere, e lo guardavo mentre mi
osservava dall'alto della sua stanza, e da dietro quel cancello.
E poi i lunghi discorsi.....con me. IO le ricordo tutte quelle
parole....tutte le sue carezze..e anche i suoi baci.
Decise così...nel mentre mi guardava dritta negli occhi...che sarei
stata sua per sempre.
Mi strinse forse a se... ed io lo sentii forte il suo amore...e da
quell'istante diventammo per sempre una cosa sola.
Ricordo quella notte, quando dormimmo abbracciati sul pavimento della
cucina....perchè io fui operata. Ricordo le mie passeggiate, le mie
corse con lui, le sue carezze, i suoi baci.....i suoi sguardi....le sue
mani su di me, e i suoi occhi...che parlano da soli...ed io conosco
tutto di lui....non posso che dire Grazie al mio amico..più sincero,
grazie per l'amore che ha saputo darmi, e per la nuova vita....per la
felicità che insieme sappiamo scambiarci...amo tutto ciò che mi parla di
noi.....perchè dal primo istante che i nostri sguardi si sono
incrociati....tu sei diventato il più grande tesoro della mia vita..ed è
per questo che ti sarò FEDELE per sempre.
PS:"ULTIMAMENTE.....HAI DECISO DI ADOTTARE ANCHE WINNIE...E LE TUE
ATTENZIONI SONO ANCHE PER LUI" BHè VOLEVO DIRTI CHE SONO UN Po'
GELOSA.....MA SONO FELICE..PERCHè VOGLIO CHE TUTTI GLI ANIMALI DEL MONDO
SAPPIANO QUANTO GRANDE...SIA IL MIO PADRONE!!!!
Spero che questa storia faccia il giro del Mondo, a testimonianza che non si può abbandonare così un essere vivente che ci ama incondizionatamente, e ci adora! Anche perchè non sempre può accadere un miracolo, come per Oba, e non sempre si ha la possibilità di una "seconda vita" felice!
24 ottobre 2007 - Balla coi lupi...
BRA -
Giurano che una volta non fosse così. Che la passione per gli animali
fosse una passione e basta, niente di morboso, «massì, era normale»,
raccontano. Poi le cose hanno preso un'altra piega. I cani hanno
iniziato ad aumentare. Oggi sono una quindicina, «due rottweiller,
qualche pastore tedesco, strani incroci» spiega il veterinario che ogni
tanto si presenta per un controllo. «Hanno l'aspetto feroce, ma tutto
sommato sono mansueti».
Tommaso Racca ha 52 anni: vive in affitto in una cascina enorme, poco
lontano da Bra. Una cascina piena di famiglie, che racconta storie di
integrazione felice - romeni che lavorano la campagna come hippie,
piccoli imprenditori agricoli che si mescolano ai contadini della zona -
e si affaccia sui campi. Al centro del casale c'è quello che rimane di
una vecchia cappella. Di fianco, la cuccia dei «bastardi». «I cani
dormono lì, ammassati nella stanza. Il padrone spesso passa la notte
fuori, in una Peugeot», racconta velenoso un vicino. Le famiglie che
popolano la cascina sono furibonde. Ululati, odori, qualche rischio. Gli
animali passano la maggior parte della giornata in un recinto, ma capita
che qualcuno riesca a scappare. Scattano le segnalazioni. «Ho una pila
di denunce alta così», ride Tommaso. «E guarda che i miei cani non hanno
mai fatto male a nessuno».
Pluto è un pitbull di 5 anni. Ha avuto due vite. La prima stava finendo
quando il padrone gli ha piantato un fucile in mezzo agli occhi. Lui gli
è volato addosso, l'ha aggredito. Si è salvato. E si è ritrovato due
giorni dopo nel cortile di Tommaso. «All'inizio non si muoveva, poi si è
scatenato. Ho aspettato un pomeriggio. Un altro. E alla sera gli ho
aperto la porta: «Vuoi entrare? Entra. Se no stai lì». E' entrato. E
adesso è uno del gruppo. Storia diversa, finale simile, per Greta, il
cane lupo di 9 anni che comanda l'esercito di meticci. «Stava tutto il
giorno legata a una pianta, sotto il sole. L'ho presa». Semplice. «Io ai
miei cani do tutto quello che ho. Non si sono mai lamentati. Quando
avevamo l'acqua alle caviglie, il fango in casa, loro mica se ne sono
andati. Per questo quando qualcuno cerca di portarmeli via glielo
impedisco. Sono la mia vita».
Quando gli animali diventano troppo numerosi, bisogna trasformare
l'«allevamento casalingo» in canile. Tommaso se ne frega: «Non mi
piacciono i canili. Le gabbie, le procedure. I cani devono essere
liberi, qui lo sono». Tommaso con i lupi ci balla per davvero. Nella
stanza che confina con la sua ha messo radici una rock band. L'ex
ricovero per gli attrezzi si è trasformato in una sala prove. «Questa
cascina è pazza», scherzano. L'uomo lupo è ritornato a Bra da un paio di
anni. «A 18 anni me ne sono andato di casa» racconta. «Ho girato tutta
l'Italia in bici. Son stato in Sardegna, poi a Civitavecchia. Ho
imparato a ristrutturare le case, e mi sono accorto che i soldi non mi
servivano a niente. Allora ho lasciato tutto quello che ho ereditato,
più o meno vent'anni fa». (da
www.lazampa.it
)
17 ottobre 2007 - Preghiera del cane randagio
Con passo vacillante
e con il corpo stremato
giungo alla fine dei miei giorni.
Forse stasera moriro'
e da sotto questa quercia
con l'ultimo respiro, che mi resta in gola,
vorrei ringraziare il Signore
per il pane che mi ha fatto trovare
nella spazzatura,
per l'acqua che ha fatto scendere dal cielo
per dissetarmi,
per i sacrati delle chiese
dove ho potuto ripararmi.
Sì, Signore,
io sono uno di quelli
uno fra i tanti che non sa
cos'e' il calore di una cuccia,
il sapore di un osso,
la carezza di un padrone.
Conosco solo
il dolore dei calci sul dorso,
le sassate sulla fronte,
le gomme di quella macchina
che mi hanno spinto nel burrone.
Ricordo, poi
quella mano, grande, pesante,
che ancora cucciolo mi ha
abbandonato nella strada,
dove vissi tutto il mio calvario.
Ho attraversato monti, boschi e paesi
nessuno mai mi ha tenuto con se',
nessuno, mai, mi ha dato un nome.
Dalla nascita ho sempre portato il tuo
" Cane".
Signore,
tante sono le cose che vorrei dirti;
ma...
il cuore ha rallentato il suo battito
e il respiro si affievola sempre piu'.
Perdonami! E ti supplico:
fa' che la mano dell'uomo
non abbandoni piu'
un cucciolo nella strada.
E' triste vivere da vagabondi,
e' penoso essere soli,
ed essere soprattutto semplicemente
solo un cane.
Abbracciami almeno tu
in quest'attimo.
Perche' anch'io ti appartengo